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La guerra ai sacchetti di plastica è diventata una lotta senza confine

Un gigantesco domino sta abbattendo l’uso degli shoppers di plastica in favore di soluzioni ad impatto ambientale ridotto, o addirittura nullo. Ad essere colpiti soprattutto i sacchetti utilizzati dai supermercati, che rappresentano il consumo maggiore in termini di volumi e di conseguenza il settore con il maggiore impatto sull’ambiente.

E’ bene chiarire i motivi per i quali i sacchetti di PLT sono considerati tanto pericolosi. Spesso ci si concentra solo sul fatto che la plastica tradizionale, non essendo biodegradabile, rappresenta un fattore di inquinamento molto grave, ma purtroppo si dimentica un aspetto altrettanto importante. La materia prima da cui si ricava la plastica, cioè il petrolio, è un materiale esauribile ed estremamente prezioso, mentre la carta nasce da materiali naturali rinnovabili. Il ciclo di vita della plastica, quindi, presenta fasi molto critiche con un impatto molto forte sull’ambiente.

La plastica biodegradabile, purtroppo, non rappresenta una valida alternativa perché costosa e per niente resistente.

Per questo in Europa e nel mondo l’uso dei sacchetti di plastica viene disincentivato e ciò avviene seguendo due modelli principali.

La scelta adottata da alcuni Paesi, l’Italia per prima, è quella di bandire alcuni modelli e soprattutto fissare una soglia minima per lo spessore del materiale. Di fatto questa legge va direttamente a colpire la fascia di mercato di riferimento, eliminando il problema.

La seconda strada, adottata ad esempio da Paesi Bassi ed Irlanda, introduce una tassa sul prodotto, da un lato rendendolo non più attraente economicamente e dall’altro generando delle entrate per lo Stato che dovrebbero, idealmente, essere reinvestite in un programma di sensibilizzazione al riciclo.

In entrambi i casi l’impatto sui consumi dei sacchetti di plastica è stato immediato e devastante, con un abbattimento dei volumi, in alcuni casi, vicini al 100%.

Tutto bene quindi?

Non proprio.

Dal punto di vista ambientale i benefici sono indiscutibili, ma questo importante cambiamento ha provocato un terremoto nel mercato dei sacchetti di carta.

Il previsto aumento della domanda degli shoppers di carta ha creato una rincorsa, forse eccessiva, da parte dei produttori di sacchetti ad incrementare la capacità produttiva e da parte delle cartiere ad introdurre maggiori quantità di materiale nel mercato, ma spesso a scapito della qualità.

Ci troviamo quindi di fronte ad un mercato estremamente aggressivo, ma allo stesso tempo poco stabile ed affidabile.

Taffarello non può che adeguarsi alle nuove tendenze del mercato cercando di essere sempre più competitiva in termini di servizio e capacità produttiva, senza però compromettere la qualità del prodotto che è sempre stata l’arma vincente dell’azienda. Stiamo cercando quindi di lavorare in due direzioni: l’efficienza di tutti i processi, che passa anche attraverso l’abbattimento di eventuali sprechi, e l’inevitabile riduzione delle marginalità. Tutto ciò senza abbassare gli standard qualitativi dei materiali oppure allargando le maglie del controllo qualità. Nel lungo periodo siamo convinti che la filosofia che pone al centro qualità e servizio si rivelerà ancora una volta vincente.        

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